Tendenza Jul 10, 2026 IDOPRESS

Morte di Satnam Singh, datore di lavoro condannato a 16 anni

La sua storia è diventata il

simbolo della lotta al caporalato. L'incidente sul lavoro,il

braccio che viene amputato da un macchinario avvolgiplastica,il

titolare dell'azienda agricola che invece di chiamare i soccorsi

lo carica su un furgone e lo abbandona davanti casa,con l'arto

staccato dal corpo poggiato in una cassetta della frutta. E,

infine,la morte in ospedale,dove era arrivato troppo tardi per

salvargli la vita. Poco più di due anni dopo quel giorno,è

stato scritto l'ultimo capitolo della vicenda di Satnam Singh,

il bracciante indiano di 31 anni arrivato a Latina per lavorare,

e che nella pianura pontina ci ha perso la vita,accendendo un

faro sul fenomeno dello sfruttamento sul lavoro.


I giudici della Corte d'Assise del tribunale del capoluogo

pontino,dopo ore in camera di consiglio,hanno condannato

Antonello Lovato,datore di lavoro di Satnam Singh,a 16 anni di

carcere per omicidio volontario con dolo eventuale,riconoscendo

le attenuanti generiche. Per lui i pubblici ministeri Luigia

Spinelli e Marina Marra ne avevano chiesti 22,al termine di una

requisitoria durata due ore e mezza,durante la quale hanno

ripercorso quel drammatico pomeriggio. "Quella di Satnam Singh è

la morte di un uomo che si poteva salvare,una vita che non si è

spezzata all'improvviso,ma lentamente" le parole della

procuratrice aggiunta di Latina. Dopo di lei le arringhe

difensive degli avvocati Mario Antinucci e Stefano Perotti,

prima che a prendere la parola fosse lo stesso Lovato. "Non

accetto una condanna per aver voluto togliere la vita a un uomo

- la sua testimonianza -. Sono certo di non aver voluto la sua

morte: credo nella giustizia e credo in questa Corte".


Al centro del giudizio,infatti,c'era la valutazione

relativa al dolo eventuale nel suo comportamento,alla fine

riconosciuta. Ad ascoltarlo,in prima fila,i genitori di

Satnam,insieme alla compagna Soni e ad altri braccianti che poi

si sono radunati al presidio organizzato dalla Cgil fuori dal

tribunale,in attesa della sentenza.


"Abbiamo proclamato lo sciopero,manifestato e sostenuto i

familiari che si sono trovati a dover affrontare questa

disgrazia; allo stesso tempo,ci siamo costituiti parte civile

proprio perché pensiamo che sia necessario non solo che si

faccia giustizia,ma anche che emerga con chiarezza che non

siamo di fronte a un caso individuale,bensì ad un sistema di

fare impresa che secondo noi va contrastato" ha detto il leader

della Cgil Maurizio Landini.


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